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Computer

Oggi parliamo di software open source.

Sicuramente avrete già sentito questa locuzione inglese: “open source”, cioè sorgente aperta. Ma forse non vi è del tutto chiaro il suo significato.

Si tratta di un termine nato dal linguaggio della programmazione dei computer, e poi esteso anche ad altri ambiti della vita quotidiana. La sua origine nasce dal fatto che un programma viene scritto in un linguaggio comprensibile all’uomo (ce ne sono moltissimi: basic, phyton, java, C++, e così via), per poi essere tradotto da un programma interprete e diventare linguaggio macchina.

Infatti il computer capisce soltanto due cose: 0 e 1. Con questa numerazione binaria crea dei byte, cioè delle sequenze di otto numeri binari che equivalgono ai numeri da 0 a 255; poi utilizza quattro o otto byte per volta – a seconda se il nostro sistema utilizza processori a 32 o 64 bit – per scrivere “parole numeriche” che capisce soltanto lui, e che diventano di volta in volta musica, video, immagini, documenti o qualsiasi altra cosa, a seconda del tipo di codifica che abbiamo applicato: per esempio, mp3, mp4, jpg, doc e così via.

Per tornare al nostro “open source”, i programmi possono essere scritti in due modalità: con sorgente aperto o chiuso. Cioè il codice sorgente, quello scritto in linguaggio comprensibile, può essere segreto (cioè chiuso) oppure liberamente disponibile a tutti (cioè aperto).

Moltissimi programmi commerciali sono “closed source”, per motivi di copyright: chi produce il software infatti vuole venderlo, e di conseguenza ha bisogno di tutelare i suoi diritti intellettuali sull’opera. Questo approccio però presenta uno svantaggio: infatti non solo l’utente deve obbligatoriamente acquistare il software per utilizzarlo (e fin qui poco male), ma soprattutto non sa esattamente cosa il software contiene. L’utente sa soltanto quello che gli mostra il monitor, ma non ha la più pallida idea di cosa avviene “sotto la pelle”.

Vediamo un esempio clamoroso di questa problematica.

Windows è un sistema operativo closed source. Tutti lo utilizzano, e per farlo accettano i suoi termini di licenza – la cosiddetta EULA, End User License Agreement – , posto che il proprietario del TUO sistema operativo non sei tu, anche se lo hai pagato acquistando il computer, ma rimane sempre la Microsoft. Tu hai soltanto una licenza di utilizzarlo.

Bene: la EULA di Windows recita esplicitamente che la Casa produttrice si riserva il diritto di leggere qualsiasi documento, email o qualunque altra cosa tu possa avere sulla tua copia di Windows, ufficialmente al fine di migliorare il software.

Facciamo un esempio. Voi rientrate a casa vostra, e trovate una persona che rovista nei vostri cassetti. Chiamate subito la polizia, giusto? Beh, quella persona si giustifica dicendo: Si, è vero che rovistavo, ma era solo per il suo bene…

Cosa succede se invece il codice sorgente è aperto?

In questo caso chiunque può leggerlo, e quindi accertarsi di cosa contiene. Ovviamente bisogna essere in grado di comprendere il linguaggio nel quale è stato scritto; e poco importa se io o te non lo sappiamo fare. Infatti nel mondo intero ci sono migliaia di persone che lo fanno, persone i cui interessi sono completamente differenti, e che quindi segnalerebbero immediatamente alla community mondiale qualunque minima manomissione che non sia effettivamente volta al miglioramento reale del software.

E come la mettiamo con il copyright?

Semplice: lo togliamo di mezzo. Lo sostituiamo con il suo esatto contrario: il copyleft. Cioè l’autorizzazione a copiare e modificare il software, alla sola condizione di lasciare la stessa libertà anche ai nuovi destinatari.

E cosa facciamo per venderlo?

Nulla. Infatti il software open source è intrinsecamente gratuito per ogni utente. Il beneficio di sviluppare software in questo modo è il software stesso, che viene elaborato da una comunità mondiale motivata dal fatto di creare un prodotto innovativo e multiculturale, il cui sviluppo è enormemente più rapido dei corrispettivi prodotti “closed”.

Per questo motivo oggi disponiamo di programmi, applicazioni, interi sistemi operativi gratuiti che possiedono una qualità intrinseca di gran lunga migliore dei corrispettivi prodotti “closed”, a pagamento. E a pagamento salato, per giunta.

Bene; per oggi questo è quanto…

Un salutone da Marco.

 

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