Loading...
Acqua

Il 2018: un anno di evidenti cambiamenti climatici

Riscaldamento globale

 

L’anno appena concluso è stato pieno di nuove prove sui rischi e sui costi, anche economici, dei cambiamenti climatici.

Nuovi studi provano che, se continueremo le emissioni di gas serra al ritmo attuale, nel giro dei prossimi 12 anni arriveremo ad un punto critico. Un punto di non ritorno, un cambiamento climatico su vasta scala che rappresenterebbe un grave pericolo per gran parte delle forme viventi sulla Terra.

E nel frattempo, cosa stiamo facendo?

Semplice.

Dal 2015, anno dell’accordo sul clima di Parigi, le emissioni di CO2 – anidride carbonica – sono aumentate del 4,7%.

In parole povere, stiamo correndo verso il precipizio.

Abbiamo bisogno, su scala globale, di trasformare radicalmente energia, agricoltura e sistemi forestali. Dobbiamo ripensare come e dove costruiamo, lavoriamo, acquistiamo; come ci muoviamo e come ci nutriamo. E come ci adattiamo agli impatti del riscaldamento globale che comunque ci attendono.

E per fare tutte queste profonde trasformazioni abbiamo poco tempo.

Mentre di fatto non stiamo facendo nulla di tutto ciò.

Uno dei principali fattori di rischio di questo drammatico quadro è la produzione di cibo e la disponibilità di acqua potabile.

Infatti, da una parte l’agricoltura sarà soggetta a sempre più frequenti episodi estremi (uragani, siccità), e dall’altra le fonti di acqua dolce diminuiranno in quantità e peggioreranno in qualità, a causa dell’aumentata salinità e dell’inquinamento dilagante.

Creare infrastrutture resilienti e adattabili comporta costi elevati, come per esempio per preservare l’agricoltura locale, ridurre le emissioni del traffico o ripristinando le foreste, ma ormai è chiaro che tali investimenti produrrebbero frutti di gran lunga maggiori in termini di disastri evitati.

Uno studio del WWF pubblicato lo scorso ottobre ha rilevato che le popolazioni globali dei vertebrati sono diminuite in media del 60% negli ultimi 40 anni, a causa dell’eccessivo sfruttamento del territorio e della conseguente perdita dell’habitat. Un altro effetto collaterale dell’eccessivo consumo di risorse.

E con i tassi di riscaldamento previsti si verificheranno effetti di estinzione a cascata ancora maggiori, con un danno ecologico impossibile da ripristinare. Aumenteranno le popolazioni di insetti dannosi per l’agricoltura, e le temperature crescenti stanno già oggi mettendo fuori sincrono il ciclo di impollinazione delle piante.

I ghiacci polari stanno già diminuendo, sciogliendosi e innalzando i livelli degli oceani, mentre gli uragani stanno intensificandosi e diventando sempre più difficili da prevedere, anche nella loro traiettoria.

Quale messaggio traspare da tutto questo?

Occorre renderci conto che non è possibile pensare all’uomo e all’ambiente come due “cose” separate. Un ambiente sostenibile deve diventare un pilastro essenziale delle politiche di sviluppo.

Per troppo tempo si è parlato di “sviluppo sostenibile” come se fosse un lusso, una fantasia di scienziati folli…

Ancora oggi la “green economy” è una nicchia decisamente ristretta rispetto alla totalità delle transazioni economiche.

Ma il fatto stesso che esiste un’idea di sviluppo sostenibile è una chiara evidenza del fatto che l’attuale modello di sviluppo NON È SOSTENIBILE. E questo significa che, presto o tardi, si arriva ad un capolinea.

Testo liberamente tradotto e adattato da:

https://insideclimatenews.org/news/24122018/climate-change-evidence-reports-2018-year-review-ipcc-arctic-emissions-gap-national-assessment

 

Articoli correlati:

Agricoltura (in)sostenibile

Alimentazione, inquinamento ed effetti climatici

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scelto dall'autore